Un altro trekking sulle Alpi giapponesi. Kamikōchi-Hotakadake-Yarigatake-Kamikōchi.

Dopo un po’ di tempo ecco il resoconto di una mia escursione sulle Alpi giapponesi. In realtà si tratta della quarta uscita su questa catena montuosa ma per quanto ricordo non ne ho mai parlato qui. Forse un giorno rimedierò. Intanto cominciamo con il racconto del trekking di quest’anno.

Tempo di vacanze estive in Giappone e tempo di onorarle con un bel giro sulle montagne più belle di questo paese, che non a caso prendono il nome di quelle che sono forse le montagne più belle del mondo: le Alpi.

Primo giorno: Casa (prefettura di Kanagawa) – Rifugio Dakesawa (via Kamikōchi)

 

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Ogni volta che mi trovo a partire da solo ho sempre molti problemi ad organizzarmi e anche questa volta non fa eccezione. La sera prima della partenza infatti non ho ancora preparato lo zaino e alla fine mi ritrovo a fare tutto la notte stessa e a partire da casa alle 4 del mattino senza aver dormito affatto. Dopo alcune ore di treno e autobus arrivo finalmente a Kamikōchi, nella prefettura di Nagano. Kamikōchi (1504 mslm) è una meta turistica molto frequentata e punto di partenza di molti trekking sulle Alpi giapponesi del nord. Ed è anche il mio punto di partenza. Visto che sono già le 13:00 consegno il “modulo del montanaro”, documento che permette alle autorità di sapere se ci dovesse essere qualcheduno disperso per i monti. Approfitto per consultarmi sul mio itinerario col simpatico vecchietto che presiede lo sportello dove si consegna la tozan todoke e mi incammino verso il mio primo posto tappa, il rifugio di Dakesawa (2180 mslm). È un ancora presto ma i cartelli minacciano altre 6-7 ore di cammino fino al prossimo rifugio, così mangio, monto la mia tenda e insieme al meritato riposo recupero un po’ di ore di sonno del giorno prima.

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Secondo giorno: Rifugio Dakesawa – Rifugio Kitahotaka

Finalmente riposato mi preparo e alle 6:00 mi metto in cammino verso la vetta. Primo obiettivo della giornata è la cima di Okuhotakadake (3190 mslm), terza cima del Giappone per altezza. Poco prima della cima incontro due giovani giunti in soccorso di una anziana signora infortunata che poco dopo verrà soccorsa dall’elicottero. Durante la fase si salvataggio mi cucino il pranzo e mi rilasso un po’. Arrivato al rifugio lì vicino ritrovo i due ragazzi del soccorso a cui chiedo delucidazioni sul punto esclamativo che segna il percorso che sto per affrontare e che la legenda della mappa spiega come luogo pericoloso. I due mi tranquillizzano e mi dicono che più che pericoloso è molto esposto e ci sono dei pezzi che fanno tremare le ginocchia, ma che io ce la dovrei fare senza problemi. Sinceramente non so bene come abbiano fatto a giudicare le mie capacità da un solo sguardo, ma mi fido e decido di provare a proseguire verso Kitahotakadake (3106 mslm) e il rispettivo rifugio.

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Quello che trovo è un percorso piuttosto impegnativo, molto esposto. Con alcuni passaggi quasi verticali dove a volte si trovano delle catene istallate per favorire il passaggio dei montanari. Nei pezzi davvero verticali e completamente senza appigli vi sono delle comode scale un po’ arrugginite. Nonostante i comfort però il percorso si rivela piuttosto impegnativo. Più che un semplice trekking si tratta di vera e propria arrampicata, il livello non è certamente alto, ma oltre ai piedi è necessario usare anche le mani e ad ogni movimento devo controllare la stabilità delle rocce a cui mi sto aggrappando e su cui appoggio i miei piedi perché molte di esse hanno la spiacevole tendenza a venir via. Oltre a questo chi arrampica saprà che più che arrampicare in salita farlo in discesa rende tutto più complicato e i pezzi da disarrampicare non sono pochi. Il risultato è che per percorrere il chilometro e mezzo di strada che mi separa dalla mia meta impiego qualcosa in più di un paio d’ore.

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Alla fine però arrivo al rifugio Kitahotaka, molto carino e arroccato sulla cima del monte. Il suo unico inconveniente è che il luogo predisposto a piantare la tenda è a una decina di minuti di cammino più sotto. Dopo l’ultimo sforzo faccio i preparativi per la notte e in attesa che il sole tramonti scambio due chiacchiere con i miei vicini di tenda, dei giovani universitari che sono venuti lì per arrampicare su una via di cinque tiri lì vicino. Che bello dev’essere arrampicare lì. Purtroppo però non ho né attrezzatura né compagno per poterlo fare quindi è inutile pensarci. Mi addormento ragionando sul percorso che dovrò fare il giorno dopo. Si tratta del famoso daikiretto, passaggio piuttosto pericoloso dove molta gente ha lasciato la vita. Dalle informazioni raccolte al rifugio dovrebbe essere più o meno come il pezzo percorso il giorno prima in quanto a difficoltà, ma essendo più lungo richiede circa quattro ore di concentrazione. Decido intanto di dormire e di rimandare a domani la decisione sul da farsi.

Terzo giorno: Rifugio Kitahotaka – Campo tende Yarisawa

Al mattino mi sento in forma e decido di affrontare il le quattro ore di daikiretto. Solita partenza intorno alle 6:00, questa volta dopo un caffè caldo preso al rifugio. La prima parte di discesa mi impegna molto. Tra catene di cui, come scritto anche su un avviso in rifugio,  decido di fare sempre meno affidamento fidandomi delle rocce intorno, scale e pontili sospesi, arrivo al punto più basso del mio percorso tra le due cime.

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La via di risalita mi risulta molto più facile di quella per cui sono sceso. Ma è solo una percezione. Come dicevo prima sono abituato ad arrampicare in salita molto più che in discesa. Ringraziando la mia passione per l’arrampicata che mi permette di avere una certa sicurezza ad ogni mio passo arrivo finalmente al successivo rifugio: Minamidake (3032 mslm) e da qui per un sentiero piuttosto facile fino al rifugio Yarigatake sansō (3020 mslm) ai piedi della cuspide che forma la cima del monte Yarigatake stesso (3180 mslm). Dal rifugio fino alla cima e ritorno son una quarantina di minuti di altre scale, catene e arrampicata. Ma lasciato lo zaino al rifugio e ben preparato per il percorso appena fatto mi sembra una vera passeggiata. È tempo di cominciare la discesa. Fino a Kamikōchi ci sono ancora una ventina di chilometri e il piano è quello di pernottare a metà strada per poi arrivare alla meta il giorno dopo. Infatti secondo i piani decido di fermarmi all’affollato campo tende Yarisawa (1995 mslm) e dopo aver osservato per il terzo giorno di fila lo stupendo cielo stellato mi addormento.

Quarto giorno: Campo tende Yarisawa – Casa (prefettura di Kanagawa) (via Kamikōchi)

Il quarto giorno so di poter fare con calma. Fino a Kamikochi ci sono poco più di 10km ma il cammino è veramente facile e il dislivello è poco, così macino strada salutando le molte persone che sopraggiungono in senso opposto per intraprendere il percorso fino alla cima. Un incontro particolare è quello con diverse famiglie di scimmiette.

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Arrivo a Kamikōchi in anticipo sul tempo che mi ero prefissato e dopo aver salutato lo stesso vecchietto del primo giorno, che mi stringe la mano almeno una ventina di volte vado a farmi un bel bagno alle terme non terme dell’Alpen Hotel di Kamikōchi. Poi riprendo il mio autobus, i miei treni e alle 10 della sera arrivo finalmente a casa.

Una risposta a “Un altro trekking sulle Alpi giapponesi. Kamikōchi-Hotakadake-Yarigatake-Kamikōchi.

  1. Salve vorrei percorrere lo stesso itinerario meteo permettendo dal 16-20 Agosto.
    Mi puoi mandare qualche info sui costi e dove hai reperito cartine per il percorso?

    Grazie mi faresti un grande favore

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