Stranger Things – recensione

Una recensione senza spoiler invalidanti(!), nonostante sono sicuro di essere come sempre l’unico stronzo che non l’aveva ancora visto. Bene, si comincia…

Prendete un chilo di Stephen King, una ciotola di Stand By Me e un bicchiere di Goonies, aggiungete un pizzico di Twin Peaks e mettete tutto in un frullatore assieme a tutti i vostri ricordi degli anni 80/90. Fatto? BBene! Ora avete uno Stranger Things pronto da consumare quando più vi aggrada.

Questo per dire che Stranger Things è una serie veramente paracula, che fa giocoforza proprio di quell’immaginario di cui la mia generazione si è nutrita durante tutta la sua infanzia, e adolescenza. I quattro nomi citati solo solo solo quelli più evidenti, ma se ne potrebbero citare almeno alcune decine.

Nonostante ciò la mia non vuole in nessun modo essere una critica. E del resto come potrebbe uno che si è rivisto i Goonies giusto qualche mese fa avere l’arroganza di guardare dall’alto in basso un telefilm fatto apposta per lui? O quasi, visto che sinceramente ai mostri mangiauomini ho sempre preferito i pirati. Ma questi sono dettagli.

Quindi, ricapitolando, se Stranger Things è un accozzaglia di stereotipi a misura di millennial, perché dovrebbe valere la pena guardarlo? Beh, innanzitutto perché è davvero ben fatto. Perché è più anni ’80 dei telefilm degli anni ’80. Certo, di certo non c’è l’ingenuità di allora. Non ci sono i quasi trentenni che si fingono studenti delle superiori, tanto per dirne una. Ma ci sono le converse, le bici da cross, il ballo della scuola con annessi innamoramenti sfigati. E poi, più importante di tutto, c’è l’avventura a misura di rEgazzino, come direbbe il dr. Manhatthan.

Tutti a dire che i millennials non vogliono diventare adulti, che sono degli eterni ragazzini e finora nessuno che avesse pensato di lucrare su di noi. Mi sento quasi offeso. Ci volevano i fratelli Duffer (guarda caso classe ’84) a mettere una pezza a questo scempio. Era ora.

Ma insomma, è bello questo Stranger Things?

Boh, o meglio, nì…

Rimango dell’idea che valga la pena guardarlo, se non altro per il garantito effetto nostalgia™ e per il fatto che le serie tv di questi tempi sono qualitativamente notevoli a prescindere. La trama però, per dirla con le parole di Guzzanti/Ghezzi, “arranchia” un po’, soprattutto nella seconda stagione. Ma oh, questa roba è fatta per i figli degli intoccabili (e voi ci avete rotto), mica per i cineasti. Quindi armatevi di ciocorì e/o galak e buttate pure voi qualche altra ora della vostra vita davanti al computer che tanto siete nati pure voi negli anni ottanta e, come me, non avete di certo intenzione di lavorare.

Una risposta a “Stranger Things – recensione

  1. Concordo e aggiungo
    I Goonies è fiabesco anche per i suoi aspetti cartooneschi (su tutti, la banda Fratelli). E così molte cose di quegli anni. Stranger Things non ha quel tipo di ingenuità meravigliosa e in ciò vedo la macrodifferenza.
    Comunque!
    Sono convinto che, fatta eccezione per la merdosissima seconda stagione, la prima funzioni perchè ha un aggancio narrativo forte e drammatico: il mistero e il salvataggio del bimbo scemo. Infatti
    anche i miei ci si sono intrippati subito, senza nostalgia nè interesse per horror&sci-fi

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